mercoledì 24 febbraio 2016

#Oscar 2016: Shaun the Sheep | O menino e o mundo | Joy | The Hateful Eight | Star Wars: il risveglio della forza

Eccoci qui alla seconda puntata. Oggi mi dedico a qualcosa di più leggero, sto scrivendo il giorno del mio compleanno e insomma, ho da fare!


Cominciamo con Shaun, vita da pecora - Il film (Shaun the Sheep Movie, 2015 Regno Unito, di Richard Starzak & Mark Burton) è un film tratto dall'omonima serie ideata da Nick Park che in Italia va in onda, se non vado errando, su Boing. Chi l'ha vista avrà riconosciuto lo stile di Wallace e Gormit, infatti l'ideatore è lo stesso.
È candidato in una categoria:
Non so quanti di voi seguano la serie, a me è capitato perché con mio stupore piace un sacco anche agli adulti quindi è capitato di soffermarci durante lo zapping. La serie racconta le avventure di questo gregge di pecore, il cui leader è appunto Shaun, all'interno della loro fattoria. Il loro divertimento è farne passare di tutti i colori al loro padrone, che non ha la più pallida idea dell'intelligenza dei suoi animali, maiali compresi, che si divertono a far scherzi alle pecore. Nel film la storia subisce un'evoluzione, nel senso che dopo una marachella il loro povero padrone perde la memoria. Trova successo in città grazie ai suoi tagli di capelli innovativi, che vengono creati con lo stesso movimento che da pastore usava per tosare le sue pecorelle. Diciamo che è un ricordo latente della sua "vecchia vita". Shaun e la sua energica banda dovranno far di tutto per far tornare la memoria al loro amato padrone e riportarlo a casa sua e questo implica andarlo a cercare in città e cercare di passare il più inosservati possibile. È un film senza dialoghi, ma vi posso assicurare che fa ridere lo stesso. La maledizione del coniglio mannaro ha vinto l'Oscar nel lontano 2006, ma la lotta contro Inside Out credo che sia persa in partenza per tutti i candidati, non perché sia il più meritevole, ma perché film come questi hanno un eco mediatico di gran lunga inferiore a quello dei film Disney Pixar.



Veniamo a O menino e o mundo o, in Italiano "Il bambino che scoprì il mondo" (2014, Brasile, di Alê Abreu). Premesso che mi manca ancora Anomalisa, questo è quello che preferisco. Diciamo che ogni edizione degli Oscar ha avuto il suo animato con una tecnica "speciale" (come viene definito La storia della principessa splendente), quest'anno è questo. È fatto con pastelli, linee molto semplici e qualche collage, però il messaggio arriva lo stesso, forte e chiaro. È candidato anche questo come
È uscito in America lo scorso anno, non so se arriverà mai qui ma si può trovare tranquillamente su internet e non essendoci praticamente dialoghi si può guardare tranquillamente. A me personalmente ha commosso un sacco, non so quante persone potranno coglierne la sensibilità ma mi ci sono rivista tantissimo. Il bambino di cui si parla vive in campagna, quindi in mezzo alla natura, agli animali, all'aria pura e ai colori, bellissimi, accesi, della sua terra. Un giorno suo padre è costretto a lasciare la campagna per spostarsi in città e lì mi si è lacerato il cuore, perché anche io sono stata quel bambino. Quando ero in terza superiore mio padre è partito in Francia per lavorare e anche se col tempo ci si abitua alla situazione, all'inizio è stata dura. È difficile rassegnarsi al fatto che una persona che nella vita non voleva, è stato costretto a lasciare casa sua, è difficile abituarsi all'assenza di una persona che prima era sempre in casa. È difficile, in generale, perdere le abitudini, un pezzo di routine, abituarsi alle mancanze e ricominciare con qualcosa di nuovo. Anche io ho viaggiato verso mio padre, come il bambino del film, anche io ho scoperto cose belle e cose brutte del film. Se anche io finirò come lui nell'enigmatico finale non lo so, ma mi ci sono potuta immedesimare così tanto che ne ho quasi pianto. Personalmente ha vinto, giocando sull'antitesi del bello/brutto della città, con la vita che ci passa davanti e noi restiamo bambini dentro, con il fatto che la vita è proprio una stronza e non possiamo farci niente. Dedicatevi un'ora e mezza e innamoratevi.


Joy (2015, USA, di David O. Russell) è un film con il consolidato quartetto Russell, Lawerence, De Niro, Cooper. È candidato in una categoria

  • Miglior attrice protagonista a Jennifer Lawrence, assieme a: Cate Blanchett (Carol), Brie Larson (Room), Charlotte Rampling (45 years), Saoirse Ronan (Brooklyn)
La pellicola si ispira alla storia di Joy Mangano, inventrice del Miracle Mop. Lì per lì si potrebbe pensare che è una sciocchezza, invece dietro a questo moccio c'è una storia straordinaria che sicuramente meritava di essere raccontata e meritava un'attrice straordinaria come la Lawrence, che la candidatura se l'è meritata tutta. Poco prima dell'uscita ho letto un articolo che non ricordo male è questo, circa le cosa vere e finte di questa biografia. Con mia sorpresa, molte delle cose più brutte sono vere. Questo rende la vera Joy una delle mie eroine, perché con tutto quello che ha passato non si è mai abbattuta e questo per me si chiama coraggio. Joy è una donna che ha un lavoro che non le piace, un sacco di debiti e una vita insoddisfacente. È di una bontà tanto grande che tutti si affidano a lei: sua madre che vive nel suo letto e ha fatto di una soap lo scopo della sua vita, il suo ex marito che vive in casa sua e sogna ancora di sfondare nel mondo della musica, suo padre che torna da lei quando le sue relazioni finiscono e sua sorella, che per tutto il film mostra una gelosia morbosa nei suoi confronti. Ha due figli di cui si occupare da sola, così come si deve occupare da sola della casa mentre cerca di dare una mano all'azienda del padre ormai in fallimento. Gli unici sostegni sono la sua migliore amica e sua nonna, che ancora la incoraggia a provare ad inseguire il sogno della sua vita: essere un'inventrice. Un giorno, dopo essersi ferita ad una mano, Joy ha l'illuminazione sul Miracle Mop. Convince il padre a chiedere un finanziamento alla sua nuova fiamma, una vedova ricca che è una serpe. Il suo ex marito le procura un contatto con Neil Walker che si occupa del celebre canale di vendite QVC e Joy riesce a convincerlo a metterlo in vendita. I problemi, però, sono una costante in questo film e provengono sempre dalla famiglia di Joy. Non so quanti di voi abbiano visto Lorax - il guardiano della foresta ma le dinamiche sono più o meno le stesse: quando il Miracle Mop è un successo allora tutti le vogliono bene, tutti vogliono partecipare e rendersi utili, quando poi creano dei pasticci allora Joy viene abbandonata da tutti, rimane da sola a dover risolvere dei problemi che lei non ha creato. L'unica colpa di Joy, è quella di essersi affidata a persone a cui voleva bene ma che non erano competenti. E questo continuerà ad essere così anche quando Joy diventa la donna in carriera che è oggi. Joy Mangano è un personaggio da un cui bisogna lasciarsi ispirare: si è rimboccata tante di quelle volte che alla fine si perde il contro, è pianto ma non si è mai arresta e adesso è una donna in carriera che nella vita fa quello che voleva fare sin da bambina. Ha saputo seguire il suo sogno credendoci fino all'ultimo ed è stata buona con tutti, forse troppo. Ma ala fine ne è valsa la pena.


The Hateful Eight (2015, USA, di Quentin Tarantino) si becca tre nomination tra cui una molto importante per l'Italia. Secondo me sono un po' pochine, comunque:

  • Miglior fotografia a  Robert Richardson, assieme a John Seale (Mad Max: Fury Road) Ed Lechman (Carol), Emmanuel Lubezki  (Revenant), Roger Deakins  (Sicario)
  • Miglior attrice non protagonista a Jennifer Jason Leigh, assieme a: Rooney Mara (Carol), Rachel McAdams (Il caso Spotlight), Alicia Vikander (The Danish Girl), Kate Winslet (Steve Jobs)
  • Migliore colonna sonora a Ennio Morricone, assieme a: Thomas Newman (Il ponte delle spie), Carter Burwell (Carol), Jóhann Jóhannsson (Sicario), John Williams (Star Wars: Il risveglio della forza)
La particolarità di questo film è che è stata girata in 70 mm, che per dirla con le parole di Tarantino:
«Era così che si faceva ed era questo che rendeva i film così speciali. Non erano film qualsiasi proiettati nel cinema vicino casa. Alcuni erano musical, altri film epici e queste grandi presentazioni si organizzavano prima dell’uscita normale del film. Poteva esserci anche una versione della colonna sonora a Broadway. Se giri un film e lo fai uscire in 70mm, è così che ci si muove. Attraverso il proiettore, 24 tremolanti fotogrammi al secondo creano l’illusione del movimento».
In pratica il film è stato concepito così, con delle inquadrature apposite per il 70mm e così sarebbe stato giusto vederlo... però mi pare di aver capito che almeno qui esistono poche sale attrezzate al formato. Comunque si apprezza lo stesso, anche perché Tarantino ha un marchio di fabbrica che piace e molti sanno che guardando un suo film vanno a colpo sicuro.
Ad un certo punto ho guardato mia madre e le ho detto "Certo che per essere un film di Tarantino c'è poco sangue" e poi invece arriva il caffè avvelenato e da lì, come al solito, il bagno di sangue. Splendido sin dalla lunga premessa che ci dà la possibilità di analizzare i personaggi, conoscerli e farci qualche idea sui personaggi, fino al fatto che alla fine tutto t'aspetti fuorché che Channing Tatum sia nascosto tutto quel tempo sotto l'emporio e che Samuel L. Jackson fosse a conoscenza dell'inganno grazia all'odio razzista di Minnie verso i messicani. Il tutto ordinato in sei capitoli, condito da una candida, candida neve ed accompagnato dalle meravigliose del nostro Morricone.




Star Wars: il risveglio della forza (2015, USA, di J. J. Abrams) l'ho visto appena uscito perché ho visto tutti gli altri, ma ho deciso di non dire nulla a proposito perché il fandom della saga è grande, se ne intende e se qualcuno capita di qui e legge qualcosa di poco gradito mi spenna ed io non voglio nulla di tutto ciò. Non ho alcuna pretesa di essere una che se ne intende, mi piace il cinema e mi piace scrivere quindi mi attengo alla mia decisione iniziale e mi limito a condividere le candidature. Solo una cosa: BB-8 è la cosa più tenera di questo mondo. Questo capitolo della celeberrima saga ha 5 candidature:

  • Miglior montaggio a Maryann Brandon & Mary Jo Markey , assieme a: Margaret Sixel (Mad Max: Fury Road). Hank Corwin  (La grande scommessa), Stephen Mirrione (Revenant), Tom McArdle (Il caso Spotlight)
  • Migliore colonna sonora a John Williams, assieme a: Ennio Morricone (Tha Hateful Eight), assieme a: Thomas Newman (Il ponte delle spie), Carter Burwell (Carol), Jóhann Jóhannsson (Sicario)
  • Miglior montaggio sonoro a Matthew Wood & David Acord , assieme a: Mark Mangini & David White (Mad Max: Fury Road), Alan Robert Murray (Sicario), , Oliver Tarney (The Martian), Martin Hernandez & Lon Bender (Revenant)
  • Miglior montaggio sonoro a Matthew Wood & David Acord, assieme a: Oliver Tarney (The Martian), Mark Mangini & David White (Mad Max: Fury Road), Alan Robert Murray (Sicario), Martin Hernandez & Lon Bender (Revenant)
  • Migliori effetti speciali a Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh & Neal Scanlan, assieme a: Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith & Cameron Waldbauer (Revenant), Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams & Tom Wood (Mad Max: Fury Road), Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris & Andrew Whitehurst (Ex Machina), Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers & Steven Warner (The Martian)


sabato 13 febbraio 2016

#Oscar2016: Il ponte delle Spie | Mad Max: Fury Road | Sopravvissuto - The Martian | The Revenant - Redivivo | Ex Machina

Ho iniziato a guardare un film al giorno, in modo da potermi fare un'idea in anticipo di quali siano i film candidati all'Oscar quest'anno. La cosa si è fatta un po' più complicata del previsto perché alcuni di questi film li ho visti diverso tempo fa, ma non so perché non ho scritto mezza riga e quindi i film si sono accumulati. Sono sempre stata molto disordinata e questa è la prova. Mi trovo costretta quindi a recensire, almeno per ora, più film alla volta per riuscire a mettermi in pari.




Iniziamo con Il ponte delle spie (Bridges of spies, 2015, USA, di Steven Spielberg) che ha ricevuto 6 candidature:
  • Miglior film, assieme a: La grande scommessa, Brooklyn, Mad Max: Fury Road, The Martian, Revenant, Room, Il caso Spotlight
  • Migliore attore non protagonista a Mark Rylance, assieme a: Christian Bale (La grande scommessa), Tom Hardy (Revenant), Mark Ruffalo (Il caso Spotlight), Sylvester Stallone (Creed)
  • Migliore sceneggiatura originale a Matt Charman, Joel & Ethan Coen, assieme a: Alex Garland (Ex Machina), Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter & Meg LeFauve (Inside Out), Tom McCarthy & Josh Singer (Il caso Spotlight), Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus (Straight Outta Compton)
  • Migliore scenografia a  Rena DeAngelo, Bernhard Henrich & Adam Stockhausen, assieme a:  Colin Gibson e Lisa Thompson (Mad Max: Fury Road), Michael Standish & Eve Stewart (The Danish Girl), Celia Bobak & Arthur Max (The Martian), Jack Fisk e Hamish Purdy (Revenant)
  • Migliore colonna sonora a Thomas Newman, assieme a: Carter Burwell (Carol), Ennio Morricone (The Hateful Eight),   Jóhann Jóhannsson (Sicario), John Williams (Star Wars: Il risveglio della forza)
  • Miglior sonoro a Andy Nelson, Gary Rydstrom & Drew Kunin, assieme a: Chris Jenkins, Gregg Rudloff & Ben Osmo (Mad Max: Fury Road), Andy Nelson, Christopher Scarabosio & Stuart Wilson (Star Wars: Il risveglio della Forza), Paul Massey, Mark Taylor & Mac Ruth (The Martian), Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek (Revenant)
Il film è ambientato durante la guerra fredda, quando Russia e America si dividevano in due la Germania e, in generale, il mondo intero. Si parla, nello specifico, delle spie che da entrambe le parti venivano addestrate per essere invisibili e abbastanza coraggiose da suicidarsi in caso di cattura. Rudolf Abel è una spia russa che si trova a New York e lì viene catturata. James B. Donovan è un avvocato assicurativo, bravissimo nel suo lavoro e molto abile con le parole, che viene incaricato di difendere l'uomo in quella che si può definire una causa persa. Le prove contro Abel sono schiaccianti, ma Donovan riesce comunque a tenerlo in vita convincendo il giudice che esattamente come successo al suo assistito, anche una spia americana sarebbe potuta essere catturata e quindi si sarebbe potuto mediare uno scambio. Ed è proprio quello che succede. Inoltre, assieme alla spia, anche uno studente viene catturato solo perché ha avuto la sfortuna di essere dalla parte sbagliata del muro proprio mentre lo chiudevano. Donovan si troverà quindi a doversi occupare di due scambi, andando contro la CIA che non è molto interessata dello studente.
Mi è piaciuto molto, soprattutto la ricostruzione dei fatti storici come ad esempio la costruzione del ponte e l'esecuzione di coloro che cercavano di attraversarlo. Penso che Tom Hanks sia quasi sempre una garanzia, ma Mark Rylance qui è magistrale, il suo personaggio si trova in una situazione complicata dopo l'altra e le uniche due cose che chiede sono un foglio e una matita; sempre fedele alla sua patria, anche se potrebbe ucciderlo al suo ritorno. Ho apprezzato anche il fatto che il patriottismo americano sia mostrato anche nel suo fanatismo negativo. Basti pensare al povero Donovan sul treno che viene fissato con disgusto con odio soprattutto dalla signora che, al lieto fine, gli concede un sorriso dimenticando i trascorsi, oppure al fatto che sia lui che la sia famiglia sono vittime di un vandalismo quasi giustificato dalla polizia.


Mad Max: Fury Road (2015, USA e Australia, di George Miller) è uno di quei film che ho visto un sacco di tempo fa senza degnarlo di due righe. Eppure, se penso ai film che ho visto lo scorso anno, è quello che mi è piaciuto di più. È candidato in 10 categorie:
  • Miglior film, assieme a:  La grande scommessa, Brooklyn, Il ponte delle spie, The Martian, Revenant, Room, Il caso Spotlight
  • Miglior regia a George Miller, assieme a: Lenny Abrahaimson (Room), Alejandro González Iñárritu (Revenant), Tom McCarthy (Il caso Spotlight), Adam McKay (La grande scommessa)
  • Miglior fotografia a John Seale, assieme a: Ed Lechman (Carol), Robert Richardson  (The hateful Eight), Emmanuel Lubezki  (Revenant), Roger Deakins  (Sicario)
  • Miglior montaggio a Margaret Sixel, assieme a: Hank Corwin  (La grande scommessa), Stephen Mirrione (Revenant), Tom McArdle (Il caso Spotlight), Maryann Brandon & Mary Jo Markey (Star Wars: Il risveglio della forza)
  • Miglior sonoro a Chris Jenkins, Gregg Rudloff & Ben Osmo assieme a:  Andy Nelson, Gary Rydstrom & Drew Kunin (Il ponte delle spie), Andy Nelson, Christopher Scarabosio & Stuart Wilson (Star Wars: Il risveglio della Forza), Paul Massey, Mark Taylor & Mac Ruth (The Martian), Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek (Revenant)
  • Miglior montaggio sonoro a Mark Mangini & David White, assieme a: Alan Robert Murray (Sicario), Matthew Wood & David Acord (Star Wars: Il risveglio della Forza), Oliver Tarney (The Martian), Martin Hernandez & Lon Bender (Revenant)
  • Miglior scenografia a Colin Gibson e Lisa Thompson, assieme a: Rena DeAngelo, Bernhard Henrich & Adam Stockhausen (Il ponte delle spie), Michael Standish & Eve Stewart (The Danish Girl), Celia Bobak & Arthur Max (The Martian), Jack Fisk e Hamish Purdy (Revenant)
  • Migliori costumi a Jenny Beavan, assieme a: Sandy Powell ( Carol e Cenerentola), Paco Delgado (The Danish Girl), Jacqueline West (Revenant)
  • Miglior trucco e acconciatura a Lesley Vanderwalt, Elka Wardega & Damian Martin , assieme a: Love Larson & Eva Von Bahr (Il centenario che saltò dalla finestra e scoprì il mondo), Sian Grigg, Duncan Jarman & Robert A. Pandini (Revenant)
  • Migliori effetti speciali a Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams & Tom Wood, assieme a: Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris & Andrew Whitehurst (Ex Machina), Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers & Steven Warner (The Martian) Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith & Cameron Waldbauer (Revenant), Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh & Neal Scanlan (Star Wars: Il Risveglio della forza)
Non ho mai visto la saga con Mel Gibson, ma quello che so è che questa è spettacolare, in tutto. La scena di Furiosa che fugge nella tormenta di sabbia mi ha tolto il fiato. La storia è un pelino complicata da riassumere, ma tentar non nuoce: In Australia, Immortan Joe è un uomo vecchio e malato, un uomo della guerra che deve il suo potere al fatto che possiede le riserve d'acqua, che scarseggiano in seguito ad una disastrosa serie di catastrofi mondiali. Ha costruito il suo impero generando dei Figli della guerra che tuttavia sono sempre malati, portatori della sua stessa malattia. Sono bianchi e costretti a trasfusioni di sangue "buono" che ricevono da sventurati uomini catturati nelle strade aride. Fra questi c'è Max, ex poliziotto che ha perso tutta la sua famiglia.
Furiosa nel frattempo, usando uno stratagemma, decide di portare lontano dalla cittadella le Cinque Mogli, ragazze tanto belle quanto fertili costrette a generare figli di Immortan Joe nel tentativo di eliminare questa malattia che costringe tutti i suoi figli ad una vita dolorosa e breve. La destinazione è il luogo verde delle Molte Madri, dove Furiosa stessa viveva prima di essere rapita e portata alla Cittadella. Nonostante i primi dubbi, alla fine Max si unirà alle donne.
Personalmente gli darei un bel po' di quelle statuette, ma non ho ancora visto tutti i film e non vorrei essere imparziale. Se devo definirlo con un aggettivo direi che è immenso. Ci sono personaggi come il figlio della guerra Coma, che suona la chitarra su un palco mobile, che davvero lasciano senza parole. Gli inseguimenti ad alta velocità con Figli della Guerra che vanno all'arrembaggio dei propri nemici su lunghe aste, la loro completa alienazione al sacrificio, al Valhalla: sono tutte cose che mi hanno detto un senso di grandezza. Niente, in questo film, è trascurato.



Sopravvissuto - The Martian (The Martian, 2015, USA, di Ridley Scott) è un film tratto dal romanzo L'uomo di Marte di Andy Weir, di candidature ne ha 7.
  • Miglior film, assieme a: La grande scommessa, Brooklyn, Mad Max: Fury Road, Il ponte delle spie, Revenant, Room, Il caso Spotlight
  • Miglior attore protagonista a Matt Damon, assieme a: Bryan Cranston (Trubo),  Leonardo DiCaprio (Revenant), Michael Fassbender (Steve Jobs), Eddie Redmayne (The Danish Girl)
  • Miglior sceneggiatura non originale a Drew Goddard , assieme a: Charles Randolph e Adam McKay (La grande scommessa), Nick Hornby (Brooklyn), Phyllis Nagy (Carol), Emma Donoghue (Room)
  • Miglior scenografia a Celia Bobak & Arthur Max, assieme a: Rena DeAngelo, Bernhard Henrich & Adam Stockhausen (Il ponte delle spie), Colin Gibson e Lisa Thompson (Mad Max: Fury Road), Michael Standish & Eve Stewart (The Danish Girl), Celia Bobak & Arthur Max Jack Fisk e Hamish Purdy (Revenant)
  • Migliori effetti speciali a Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers & Steven Warner, assieme a: Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams & Tom Wood (Mad Max: Fury Road) Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris & Andrew Whitehurst (Ex Machina), Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith & Cameron Waldbauer (Revenant), Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh & Neal Scanlan (Star Wars: Il Risveglio della forza)
  • Miglior sonoro a Paul Massey, Mark Taylor & Mac Ruth, assieme a: Andy Nelson, Gary Rydstrom & Drew Kunin (Il ponte delle spie) Chris Jenkins, Gregg Rudloff & Ben Osmo (Mad Max: Fury Road), Andy Nelson, Christopher Scarabosio & Stuart Wilson (Star Wars: Il risveglio della Forza), Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek (Revenant)
  • Miglior montaggio sonoro a Oliver Tarney, assieme a: Mark Mangini & David White (Mad Max: Fury Road), Alan Robert Murray (Sicario), Matthew Wood & David Acord (Star Wars: Il risveglio della Forza), Martin Hernandez & Lon Bender (Revenant)
Mark si trova su Marte con i suoi compagni quando una tempesta li colpisce. Creduto morto, l'uomo viene lasciato sul Pianeta Rosso mentre i suoi compagni iniziano il lungo viaggio che li riporterà sulla terra. Al suo risveglio il botanico si ritrova solo e deve far affidamento a tutte le sue capacità per riuscire a sopravvivere da solo su un pianeta desolato dove il suo salvataggio potrà avvenire solo dopo qualche anno. Matt Damon in questo film è meraviglioso, mi ha coinvolto molto. Più di una volta mi sono ritrovata gioire con lui degli straordinari avvenimenti che gli sono accaduti, della nascita delle patate marziane e del suo primo contatto con la terra. Alla stesso modo mi sono ritrovata disperarmi quando le cose andavano bene, quando la vita ti dà quelle batoste giusto per ricordarti che mica può andare tutto bene anche se sei in una situazione tragica. Ho apprezzato la straordinaria stabilità mentale dell'astronauta, credo che nessuno nella realtà riuscirebbe a stare così allegro e ironico in un pianeta deserto, solo con sé stesso, circondato da nient'altro che polvere rossa. La scenografia è la parte che più mi è piaciuta, ti fa proprio pensare "Hey figo però, così si può lavorare sull'introspezione" quando in realtà stare nel nulla per anni dopo un po' farebbe noia a chiunque. E poi dai, c'è anche da cantare! Vogliamo parlarne delle musiche? There's a starman waiting in the sky...




Veniamo al grande successone di quest'edizione, Revenant - Redivivo (The Revenant, 2015, USA di Alejandro González Iñárritu), quello che è già Oscar al miglior film dal primo secondo del primo trailer. Iñárritu, che ha già vinto tanto lo scorso anno con Birdman, ci riprova e ci riesce, candidandosi in 12 categorie:

  • Miglior film assieme a: La grande scommessa, Brooklyn, Mad Max: Fury Road, Il ponte delle spie, The Martian, Room, Il caso Spotlight
  • Miglior regia a Alejandro González Iñárritu, assieme a: George Miller (Mad Max: Fury Road), assieme a: Lenny Abrahaimson (Room), Tom McCarthy (Il caso Spotlight), Adam McKay (La grande scommessa)
  • Miglior attore protagonista a Leonardo DiCaprio, assieme a: Matt Damon (The Martian), assieme a: Bryan Cranston (Trubo), Michael Fassbender (Steve Jobs), Eddie Redmayne (The Danish Girl)
  • Miglior attore non protagonista a Tom Hardy, assieme a Mark Rylance (Il ponte delle spie), Christian Bale (La grande scommessa), Mark Ruffalo (Il caso Spotlight), Sylvester Stallone (Creed)
  • Miglior montaggio a Stephen Mirrione, assieme a: Margaret Sixel (Mad Max: Fury Road) Hank Corwin  (La grande scommessa), Tom McArdle (Il caso Spotlight), Maryann Brandon & Mary Jo Markey (Star Wars: Il risveglio della forza)
  • Miglior scenografia a Jack Fisk e Hamish Purdy, assieme a Celia Bobak & Arthur Max (The Martian), Rena DeAngelo, Bernhard Henrich & Adam Stockhausen (Il ponte delle spie), Colin Gibson e Lisa Thompson (Mad Max: Fury Road), Michael Standish & Eve Stewart (The Danish Girl),
  • Miglior fotografia Emmanuel Lubezki , assieme a: John Seale (Mad Max: Fury Road) Ed Lechman (Carol), Robert Richardson  (The hateful Eight), Revenant), Roger Deakins  (Sicario)
  • Migliori costumi a Jacqueline West, assieme a: Jenny Beavan (Mad Max: Fury Road), Sandy Powell ( Carol e Cenerentola), Paco Delgado (The Danish Girl)
  • Miglior trucco e acconciature a Sian Grigg, Duncan Jarman & Robert A. Pandini, assieme a:  Lesley Vanderwalt, Elka Wardega & Damian Martin (Mad Max: Fury Road) Love Larson & Eva Von Bahr (Il centenario che saltò dalla finestra e scoprì il mondo)
  • Migliori effetti speciali a Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith & Cameron Waldbauer, assieme a: Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams & Tom Wood (Mad Max: Fury Road), Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris & Andrew Whitehurst (Ex Machina), Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers & Steven Warner (The Martian), Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh & Neal Scanlan (Star Wars: Il Risveglio della forza)
  • Miglior sonoro a Jon Taylor, Frank A. Montaño, Randy Thom e Chris Duesterdiek, assieme a: Paul Massey, Mark Taylor & Mac Ruth (The Martian), Andy Nelson, Gary Rydstrom & Drew Kunin (Il ponte delle spie) Chris Jenkins, Gregg Rudloff & Ben Osmo (Mad Max: Fury Road), Andy Nelson, Christopher Scarabosio & Stuart Wilson (Star Wars: Il risveglio della Forza)
  • Miglior montaggio sonoro a Martin Hernandez & Lon Bender (Revenant), assieme a: Oliver Tarney (The Martian), Mark Mangini & David White (Mad Max: Fury Road), Alan Robert Murray (Sicario), Matthew Wood & David Acord (Star Wars: Il risveglio della Forza), 
È vero che non è la migliore performance di DiCaprio, è vero che tutto quello che ha fatto (come mangiarsi fegato di bisonte crudo pur essendo vegetariano, dormire in una carcassa, girare a temperature disumane) non le ha fatte per l'Oscar ma per il film, però questo è indubbiamente un bel film. Ha una fotografia pazzesca e finora credo sia la migliore. La storia è un po' pompata, nel senso che Hugh Glass è sopravvissuto davvero all'attacco dell'orso in condizioni di estremo disagio, tornando all'accampamento da solo, però tutto il resto è "licenza poetica". C'è da dire che Glass è sopravvissuto a tante di quelle cose che alla fine comincia a sembrare esagerato, però dai è un eroe americano e ci sta. La trama, in pillole, racconta di Hugh Glass, membro di una compagnia che si occupa del traffico delle pellicce. Glass è il tipico uomo che nella lotta tra nativi e coloni, stava esattamente a metà, visto che con una nativa si è sposato e ci ha fatto un figlio. Sappiamo che il villaggio dove viveva con la moglie e il bambino ancora piccolo è stato attaccato, ha perso la moglie mentre il figlio è rimasto gravemente sfregiato. In tale circostanza, ha ucciso un generale di cui non ricordo il nome. Questo, però, dovrebbe farci capire da subito di che pasta è fatto Glass e quali sono i suoi valori e le sue priorità. Attaccato da un grizzly, è costretto in una barella che rallenta il gruppo e, siccome sembra impossibile la salvezza, il comandante offre a tre membri un compenso economico per stare con Glass fino alla morte e dargli degna sepoltura. Rimangono suo figlio Hawk, il devotissimo Bridger e Fitzgerald (Tom Hardy, bravissimo), che il pratica è il merdone della situazione. Non passa molto tempo, infatti, e Fitzerald pugnala a morte il povero Hawk, sotto gli occhi attoniti di Glass e si inventa la scusa dell'attacco degli indiani per convincere Bridger a scappare e tornare all'accampamento dove fingeranno di aver onorato la promessa. Hugh Glass, assetato di vendetta, rimarrà in vita grazie all'odio provato nei confronti dell'uomo che ha brutalmente ucciso suo figlio. Glass di sicuro una cosa ce la insegna: la forza di volontà è un potere potentissimo.



Veniamo all'ultimo di questo post, che ho impiegato troppi giorni a scrivere: Ex Machina (2015, Regno Unito, di Alex Garland) ha due candidature:

  • Miglior sceneggiatura originale a Alex Garland, assieme a: Matt Charman, Joel & Ethan Coen (Il ponte delle spie), Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter & Meg LeFauve (Inside Out), Tom McCarthy & Josh Singer (Il caso Spotlight), Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus (Straight Outta Compton)
  • Migliori effetti speciali a Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris & Andrew Whitehurst, assieme a: Andrew Jackson, Dan Oliver, Andy Williams & Tom Wood (Mad Max: Fury Road), Anders Langlands, Chris Lawrence, Richard Stammers & Steven Warner (The Martian) Richard McBride, Matt Shumway, Jason Smith & Cameron Waldbauer (Revenant), Chris Corbould, Roger Guyett, Paul Kavanagh & Neal Scanlan (Star Wars: Il Risveglio della forza)
Se devo definirlo con una parola direi che è psicologico. E che alla fine ci sono rimasta di mer... cioè di sasso. Caleb Smith è un programmatore a cui viene data la possibilità di trascorrere una settimana con Nathan, il fighissimo e ricchissimo capo dell'azienda per cui lavora, Bluebook. In realtà il povero Caleb è una cavia che Nathan ha intenzione di usare per testare la validità di una I.A. E la I.A. ha intenzione di usarlo per vedere se può riuscire ad arrivare alla vita vera.
Non so se riuscirà a battere gli altri film candidati, però boh, vedetelo lo stesso che ne vale la pena.

lunedì 25 gennaio 2016

Il piccolo principe | Piccoli Brividi | Recensione

Nell'attesa di fare qualche piccola recensione dei film candidati all'Oscar, vi lascio il mio pensiero su quello che ho visto ultimamente:


Il Piccolo Principe (Le Petit Prince, 2012, Francia, diretto da Mark Osborne) è il film ispirato all'omonimo libro, scritto da Antoine de Saint-Exupéry nel 1943. Penso sia un libro che hanno letto più o meno tutti. Io personalmente l'ho letto molto tardi, ero in terza superiore ma me ne sono profondamente innamorata tanto che un giorno che l'ho visto in edicola non ho esitato a comprarlo. Forse è stato meglio averlo letto da grande, magari da piccoli si fa fatica a capire come vanno le cose mentre da grandi si vive un po' quel disinnamoramento che ci fa diventare noiosi, annoiati... e semplicemente grandi. La storia, come ho sottolineato, è ispirata al romanzo, non è un adattamento. Il romanzo c'è fisicamente, fa da contorno ad un'altra storia che racconta di una ragazza e della sua mamma. Il rapporto fra le due è perfetto, tanto che vivono in simbiosi. La madre, anche se non viene spiegato bene, vive senza suo marito che è all'estero e la bimba, in pratica non la vede mai. 
È sicuramente molto provata da questo abbandono, le difficoltà di crescere e mantenere una figlia da sola l'hanno portata a programmare al secondo la vita di sua figlia, così da permetterle di frequentare le migliori scuole e università e garantirle un futuro rigoglioso almeno sul campo lavorativo, probabilmente in modo da farla essere autonoma nel sfortunato caso in cui la storia si ripetesse.
La ragazzina dal canto suo è davvero in gamba, studia un sacco e si dà tutto quello che può per rispettare la tabella e attenersi al programma. Per poter frequentare una prestigiosa scuola, le due si trasferiscono in un quartiere nuovo, accanto a un signore abbastanza strampalato che, per prima cosa, distrugge loro una parete della nuova casa. Nonostante il loro inizio rocambolesco, l'uomo cerca di instaurare con la bambina un rapporto proprio tramite le pagine del romanzo. Inizia quindi per loro una straordinaria avventura che porterà poi la ragazzina a conoscere sì, la storia del ragazzo che innaffiava la sua rosa vanitosa e addomestica la volpe, ma anche a trascurare il "Progetto della sua vita" e a iniziare a mentire alla sua mamma circa i suoi progressi. Quando però la bambina scopre la fine del piccolo principe, incapace di concepire l'abbandono e la morte dello stesso, si infuria con l'aviatore e decide di non vederlo mai più. Ma l'aviatore ha un malore e la bambina, pentita, decide di andare a cercare il piccolo principe perché convinta che solo lui possa aiutarlo. Durante la fuga, cade nel cortile a sviene. Qui sogna quello che a qualcuno non è piaciuto (forse perché non l'hanno interpretato come un sogno?). Ricordate l'uomo che comprava le stelle? Si è comprato tutte le stelle, proprio tutte. Si è comprato il re e l'uomo vanitoso. Si è comprato il piccolo principe, che è diventato adulto e si è dimenticato di tutto. Starà alla bambina fargli tornare la memoria in modo da poter capire cosa significa avere nel cuore quello che è invisibile agli occhi e insegnare alla mamma a tornare bambina. Personalmente l'ho trovato degno del romanzo e credo che i bambini possano apprezzare. Certo, probabilmente né il libro né il film potranno fargli capire cosa significa che l'essenziale e invisibile agli occhi o la storia della volpe. Ci sono troppi concetti difficili che solo le esperienze possono far capire. Ma visivamente è molto bello, soprattutto quando entriamo dentro la storia del libro. Forse ha più da insegnare agli adulti, a tutti quei genitori che vogliono troppo di loro piccoli, a quelli che sono cresciuti e hanno deciso di comprarsi le stelle solo perché non ci ha ancora pensato nessuno.



Veniamo a Piccoli Brividi (Groosebumps, 2015, USA, diretto da Rob Letterman) che sì, si ispira all'omonima collana di libri horror. Ho forse già detto che soffro di acluofobia, che detto in modo molto meno elegante è la paura del buio e da piccola sarebbe stato impensabile per me leggere cose di questo tipo. Avevo paura del buio a livelli che ero terrorizzata dall'inizio di Nightmare before Christmas, quindi fatevi un'idea. Ho dormito per diversi ani della mia vita completamente coperta sotto le lenzuola e sinceramente mi chiedo ancora com'è che non sono soffocata. Il mio terrore era la bambina di The Ring, ha tormentato e ancora tormenta i miei sogni. Ho avuto il permesso di vedere L'esorcista quando ero già grande, stessa cosa vale per It e Nightmare. Ho visto una sfilza di horror giapponesi che mi hanno sempre tenuto sveglia per settimane, quindi adesso onde evitare mi tengo lontana dal genere a meno che non siano cult di vecchia data e dormo tranquilla. Tutto questo per precisare che non ho mai letto nemmeno un libro della collana ma conosco persone che dopo averli letti hanno passato la notte in bianco. Il film non fa paura, anche se devo dire che il ventriloquo è un po' raccapricciante, ma potrebbe benissimo essere un problema mio perché li ho sempre trovati inquietanti, La storia racconta del solito ragazzo americano che si trasferisce in un piccolo paese dopo la morte del padre, fa amicizia con quello un po' sfigato e ha una vicina da morire. Il padre è gelosissimo, fa studiare la figlia a casa e non la fa né uscire né interagire, ma lei esce di casa lo stesso e lui non se ne accorge mai. Tra Zach e Hannah c'è molta intesa, tanto che quando lui sospetta che il padre le abbia fatto del male, non esita a chiamare l'amico Champ e irrompono in casa della ragazza. Qui scoprono che l'uomo ha tutti i manoscritti originali delle storie di Piccoli Brividi scritti da R. L. Stine, che se ve lo chiedete sì, è davvero l'autore dei libri. Loro malgrado Zuch e Champ scoprono che aprire i libri significa liberare i mostri e, a seguito di una serie di sfortunati eventi, liberano il feroce Slappy, che vuole mettere in atto le sua vendetta nei confronti del suo amico/padre Stine colpevole di averlo rinchiuso per anni, liberando tutte le sue creature e bruciando i libri per non farli più ritornare tra la pagine. Come film, tecnicamente non è nulla di straordinario, ma la presenza di Jack Black nei panni dello scrittore è stata una garanzia per una fetta di pubblico, tanto che il 2 Settembre, prima dell'uscita delle sale cinematografiche, la Sony ha annunciato già l'uscita del sequel mentre la Mondadori farà un uscire un libro ad esso ispirato. Dobbiamo considerare che anche se la pellicola non è un capolavoro e la storia è di una banalità disarmante tipica del fanchise, Piccoli Brividi ha segnato l'infanzia di molti, prima con i libri e poi con la serie tv. Farà venire nostalgia a molti, se sono sicura.

martedì 29 dicembre 2015

Snoopy & Friends | Il viaggio di Arlo

Ancora una volta mi trovo a dovermi scusare per essere scostante, ma all'università mi mancano due esami che mi stanno impegnando tantissimo e la tesi è praticamente il mio peggior incubo. I film di cui parlo oggi rischiano di essere un po' passati, ma ci tenevo a dire la mia.
Quindi:


Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts (2015, USA, 88 min., regia di Steve Martino) è il film dell'omonimo fumetto nato negli anni 50 dalla geniale mentre di Charles Monroe Schulz.
Inizialmente, poco prima della morte dell'autore, lo stesso e i suoi figli avevano deciso di comune accordo di non continuare con la serie ma evidentemente qualcosa è cambiato. Infatti nella sceneggiatura troviamo ben due Schulz, Bryan e Craig.
Le principali critiche popolari, che leggo principalmente dai social network, mosse su questo film sono sicuramente di appassionati delle strisce e pressano sempre sullo stesso punto: non c'era bisogno di un film. Ed effettivamente no, non c'era bisogno, Snoopy è già famoso così. Ma famoso fra quali generazioni? Ormai sono passati 15 anni dell'ultima pubblicazione ed io stessa lo conosco per le raccolte di albi noleggiate in biblioteca. Senza contare che i fumetti stanno vivendo dei bei momenti se pensiamo alla candidatura di Zerocalcare al Strega, ma rimangono comunque un tipo di letteratura "di nicchia", basti pensare sempre alla candidatura di Zerocalcare al Strega che molti non ritenevano doverosa perché secondo alcuni un fumetto non è letteratura. Sono consapevole del fatto che Peanuts, più che una storia, è una filosofia. Sono vere e proprie noccioline di verità che delineano personaggi, ma forse costruirci un'intera trama sopra era effettivamente difficile. Ma preferisco vedere qualcosa di diverso piuttosto che lo sfruttamento del povero Snoopy per immagini filofosiche da condividere su facebook. A me comunque è piaciuto, perché bisogna considerare che un libro e un film fanno parte di due linguaggi diversi e questo riesce ad arrivare benissimo al cuore di tutti quei bambini che magari fra un po' di tempo lo avrebbero conosciuto solo come iconografia per magliette e diari scolastici. Non so se il signor Charles sarebbe stato felice del risultato, ma portare Snoopy al cinema era un passo che prima o poi qualcuno avrebbe fatto e magari fra tanti anni il risultato sarebbe stato imbarazzante, magari si sarebbe persa quella semplicità e quell'innocenza che tanto ho amato nella carta e che fortunatamente ho ritrovato nello schermo. 
Ci sono due storie all'interno del film: una è quella di un povero Charlie Brown fedelmente perseguitato dalla sfortuna che cerca in tutti i modi di conquistare il cuore della ragazza con i capelli rossi, l'altra nasce dalla macchina da scrivere del simpaticissimo Snoopy che vede sé stesso come un pilota che deve salvare la sua amata barbocina, anch'essa pilota, dalle grinfie del temibile Barone Rosso. I richiami ai fumetti ci sono tutti (anche guerra e pace) ma in questo caso Charlie Brown ha un lieto fine, cosa che a me sinceramente non è dispiaciuto; vederlo acquistare finalmente un po' di sicurezza è un buon augurio per tutti noi che viviamo costantemente sotto la stella del #mainagioia.
La cosa che ho apprezzato di più è stata l'amicizia fra cane e umano, chi ha la fortuna di averne uno rivede Snoopy in tantissimi atteggiamenti, o almeno per me è stato così. Tenerissima poi Sally Brown, mi ha davvero fatto sciogliere il cuore, forse perché sono sorella minore anche io.




Vediamo a Il viaggio di Arlo (2015, USA, 100 min., regia di Peter Sohn). Inizialmente, se devo essere sincera, non mi diceva niente. Poi sono arrivati i primi trailer e Arlo mi ha proprio rubato il cuore. Poi è arrivato il film e anche Spot mi ha rubato il cuore.
Adoro i film della Pixar principalmente perché non ci sono canzoni esagerate e nemmeno questo fa eccezione. Mi è piaciuto più di Inside Out, sinceramente. Prima di tutto ho apprezzato questa modifica della storia nel quale i dinosauri non si estinguono e le altre creature nascono lo stesso, riuscendo a convivere quasi armoniosamente. E poi gli umani che si comportano come gatti...o cani, dipende. La cosa che mi è piaciuta di più è che i personaggi sono molto umani, nei loro sentimenti.
Il padre di Arlo muore cercando di spronare il figlio ad essere "qualcosa di più", è talmente irritato dalla sua estrema paurosità e incapacità di fare praticamente qualsiasi cosa che mette in pericolo sé stesso e il proprio figlio, come se fosse incapace di accettare un figlio con un carattere così. E Arlo è egoista, in un primo momento vuole Spot per sé in modo così morboso che lo allontana dai suoi simili e da quella che sarebbe potuta essere la sua unica possibilità di avere una famiglia. E prova tanta rabbia per quello che è, per Spot, per la sua famiglia. C'è il risentimento, la voglia di vendicarsi, di volere qualcosa come "proprio" fregandosene altamente di cosa sia realmente il meglio per quello che vogliamo a tutti i costi.
Ah e poi i T-Rex che scusate ma io li ho trovati la cosa più bella del mondo. Mi hanno fatto sbellicare, giuro.
Per la trama, riassumo velocemente (devo tornare a studiare): Arlo è un dinosauro che vive e lavora nei campi della sua famiglia, dove Spot, un bambino umano, si sfama delle loro provviste. Arlo è timido, incapace di lavorare con la natura, ha paura di tutto e di tutti. Un giorno si convince a catturare il terribile ladro del loro cibo, non riuscendo però ad ucciderlo si ritrova a dover fare i conti con un padre infuriato, che lo porta nel bosco. Qui una valanga travolge il padre (in pratica un nuovo trauma per quelli troppo giovani per aver visto la morte di Mufasa) e muore. Per una serie di fatacci collegati sempre al povero Spot, anche Arlo finisce nel fiume, ma si salva. Nonostante i primi attriti, Arlo e Spot fanno amicizia e vivono delle fantastiche avventura mentre cercano di tornare a casa.




domenica 8 novembre 2015

Hotel Transylvania 2 | L'Ultimo cacciatore di streghe | Crimson Peak

Sono tornata qui, dopo mesi di assenza. Purtroppo gli impegni universitari sono tanti e sono difficili da rispettare, quindi devono essere la mia priorità. Comunque eccomi qui, con tre nuove bellissime recensioni. Partiamo dal principio:





Hotel Transylvania 2 (2015, USA, diretto da Genndy Tartakovsky) è il seguito di Hotel Transylvania, film che a me personalmente è piaciuto da morire, mi ha fatto proprio ridere di cuore.
In questo capitolo troviamo gli stessi protagonisti, un po' meno spazio viene dato agli zombie per darne di più alla gelatina verde di cui ora non ricordo il nome, scelta molto azzeccata secondo me che mi sono follemente innamorata. È molto divertente vedere anche questi personaggi ultracentenari alla prese con la tecnologia o con i problemi dovuti all'età e a una vita ormai "rilassata" lontana da magia, terrore e agguati, ma per me è il primo è stato un'altra cosa.
La storia comincia con il matrimonio di Mavis e Johnny, dove possiamo notare che lei, che è vampira, è visibilmente cresciuta mentre lui, che è umano, è praticamente indentico. Mavis rimane pure incinta e qui chi ha storto il naso per la bimba di Bella e Edward di Twilight avrà sicuramente qualcosa da ridire. Il bimbo è tenerissimo, assomiglia tanto al suo papà, ha una passione per Batman ma non ha alcunché che potrebbe far pensare alla sua parentela con la stirpe di Dracula. Nonno Drac è ossessionato dal pensiero che lui possa essere un umano, tanto da mettere in pericolo la vita del nipotino per stimolarlo a mostrare la sua vera natura. Mavis però non ci sta a queste pressioni e così pensa di trasferirsi con tutta la sua famiglia in California (dove vivono i parenti di Johnny), per poter far stare il bambino con i suoi simili e vivere una vita da "umano normale". Interessante notare qui come i genitori di Johnny trattino la nuora, esaltando le sue differenze e rifacendosi ai cliché sui vampiri risultando però oltremodo ridicoli. Mi ha fatto sorridere perché è una cosa che alcune persone tendono a fare quando si ritrovano a dover interagire con persone che vengono da culture diverse dalle nostre. Il trasferimento prenderà una piega inaspettata quando si presenterà al pranzo d'addio il nonno di Mavis Vlad, un vampiro all'antica che odia gli umani. Il finale ha fatto storcere il naso a moltissime persone perché si parla di differenze per tutto il film ma col "lieto fine" tutte queste premesse non ci sono più, io invece più che altro l'ho trovato banale e scontato. Ho anche trovato una scelta infelice mettere Paolo Villaggio al doppiaggio, non solo perché era una voce poco naturale per il personaggio, ma anche perché ho faticato molto a capire cosa stesse dicendo.
Tirando le somme, suppongo che la morale si possa ritrovare nel fatto che non importa quanto uno possa sforzarsi di farci essere qualcuno, noi dobbiamo arrivarci con i nostri tempi e possiamo farlo solamente se quella è la nostra natura. Mavis e Dracula si litigano quel bambino come possono fare due genitori che si stanno separando (Johnny è alla mercé di entrambi, vuole restare all'Hotel ma all stesso tempo ha paura di far incazzare la moglie) e nessuno, in pratica, si è preoccupato di chiedere a Denis che cosa vuole. Credo sia un pensiero importante in questi tempi di affidi esclusivi usati come vendetta.



Il cacciatore di streghe (The Last Witch Hunter, 2015, USA, diretto da Breck Eisner).
Mi sforzerò di non essere troppo cattiva, perché sinceramente a me il film non è piaciuto anche se non mi ha particolarmente annoiato. Non gli ho trovato punti morti, nel complesso scorre senza forzature, la trama mi è sembrata coerente ma non mi ha particolarmente coinvolto, forse perché forze aliene e paranormali che vivono nel mondo degli umani all'insaputa degli stessi sono qualcosa di già visto. In ogni caso, a me Vin Diesel mi è piaciuto.
Medio Evo, Kaulder si ritrova faccia a faccia con la Regina delle Streghe, che ha diffuso la peste uccidendo, fra gli altri, sua moglie e sua figlia. Quando la Regina ha ormai perso la lotta, trasferisce la sua immortalità a Kaulder, costingendolo a vivere così una vita eterna colma del dolore per le perdite subite. Giorni nostri, l'atteggiamento verso le streghe è notevolmente cambiato: apprendiamo infatti che si è formato l'Ordine dell'Ascia e della Croce che si occupa di loro come farebbe un vero e proprio Tribunale, richiudendo i più feroci e pericoli in una sorta di prigione controllata da una sentinella. Kaulder è il più esperto tra i cacciatori e viene seguito dal 36° Dolan, che è semplicemente un supervisore che si occupa di trascrivere le sue mosse. 36° muore proprio il giorno in cui doveva andare in pensione, così il suo successore 37° si ritrova ad indagare insieme a Kaulder sulla sua morte che prevede nient'altro che il ritorno della Regina, venuta a riprendersi la sua immortalità e diffondere una nuova epidemia. Kaulder troverà il prezioso aiuto di Chloe, una strega proprietaria di un bar che verrà distrutto durante il loro primo incontro. Essendo una DreamWalker, ovvero possiede la capacità di entrare dentro la mentre altrui e muoversi al suo interno riesumando anche pensieri più o meno piacevoli, sarà un aiuto molto importante per Kaulder, avrà un ruolo di assoluta importanza nell'aiutare Kaulder a ricordare la sua morte e a scoprire che l'Ordine aveva controllato la sua vita e permesso che vivesse nel dolore.
Come ho già detto, il film scorre perfettamente. Non un punto morto, una parola o uno sguardo di troppo, ma manca la conoscenza dei dolori e dei tormenti del personaggio che solitamente permettono allo spettatore di affezionarsi e non sarebbe guastato nemmeno conoscere le faccende interne all'Ordine: Kaulder è stato tradito dall'Ordine ma rimane amico e socio di 36°, perché da lui non ha preso le distanze? Com'è avvenuta la trasformazione da "caccia spietata" a "autogoverno controllato" di streghe e stregoni? Quali avvenimenti hanno portato ad un cambiamento di tale portata? Come si sono mossi gli stregoni e i cacciatori dal Medioevo ad oggi? Cos'è successo durante e dopo la morte dei genitori di 37°? E al fratello di Chloe?
E queste sono solo le mie domande.



Crimson Peak (2015, USA, Guillermo del Toro). Adoro Guillermo del Toro, riesce a tirare fuori delle cose così squisite che io ancora non riesco a capacitarmene.
Prima di iniziare, una postilla: non è un horror. Io soffro di acluofobia, che detto in termini più plebei sarebbe che ho paura del buio. Ho paura in un modo che certe volte penso possa farmi uscire fuori di testa, mentre altre volte penso che è una cosa poco normale, che dovrei farmi vedere da uno bravo e uscire da questo vortice infernale di sudore freddo e coperte che scoprono solo il naso. Quindi, se avete i miei stessi problemi state tranquilli, le musiche fanno un po' rizzare i peli ma è una cosa che si può guardare senza avere gli incubi la notte. Anche perché, scoprirete poi, non è dei morti, non dei fantasmi che dovete avere paura.
Se c'è una cosa che adoro sono quei film dove c'è un mistero da risolvere, passare tutto il tempo a chiedersi cosa c'è dietro e questo film è perfetto sotto questo punto di vista. Le ambientazioni, i costumi, l'uso dei colori tutto curatissimo. AH E POI TOM HIDDLESTON... ma su questo particolare che a me piace da morire, cercherò di trattenermi.
Ma partiamo dal principio. Penso che si possa dividere il film in due: la prima parte è quella precedente al matrimonio, quella dell'incontro fra Sir Thomas Sharpe e Edith Cushing mentre la seconda è il terribile Allerdale Hall. Prima di queste due, c'è un piccolo e importantissimo epilogo.
Ad aprire il film è un'anticipazione di Edith armata e vestita di una camicia da notte leggera e bianca, intorno a lei solo una neve di di candore accecante. È tutto chiaro, tutto bianco, l'unico colore scuro è il rosso del sangue che scende dalla ferita sul suo viso. Edith parla fuori campo, ci porta alla sua infanzia, quando sua mamma morta di colera è tornata da lei dieci giorni dopo con un importante avvertimento "Guardati da Crimson Peak". I fantasmi di del Toro sono leggermente diversi dall'immaginario comune: sono scuri come i ricordi che li tengono in questo mondo, i loro corpi riportano fedelmente i loro problemi di salute e/o la loro causa di morte, riescono a toccare ma non posso essere toccati, camminano e sentono la solidità delle cose ma sembrano fragili come fumo che vorrebbe andare via ma è incollato qui, per una missione o per un sentimento.
Qui comincia la "prima parte", quattordici anni dopo e sempre America. Ho diviso il film in questo modo perché i colori sono decisamente diversi. Se a Allerdale Hall è tutto sui toni del blu e del nero, a Buffalo è tutto molto luminoso, molto giallo. E soprattutto, la prima parte conclude le scene con una tendina circolare (dai miei appunti: "la scena si chiude in modo circolare con un cerchio nero"), cosa che secondo me dà un gusto un po' "antico" a questa parte.
Sir Thomas Sharpe è un baronetto che cerca in praticamente in tutto il mondo degli investitori per la costruzione di una macchina per l'estrazione dell'argilla, presente in gran quantità nella sua residenza in Inghilterra. Tra i ricchi possibili investitori c'è Carter Cushing, che boccia subito la sua idea trattandolo pure in malo modo. Sir Sharpe, tuttavia, ha messo gli occhi sulla bella figliola di Cushing, Edith, giovane scrittrice in erba. I due cominciano a frequentarsi e ben presto il cuore della giovane Edith è completamente rapito dal bel baronetto (e come biasimarla?!), mentre il padre rimane fortemente contrario alla relazione, preferendo Alan McMichael, caro amico di infanzia della ragazza appena tornato in città dopo aver studiato medicina fuori. Durante le loro freuqnetazioni, il fantasma della madre torna da lei una seconda volta, a ricordarle il monito "Guardati da Crimson Peak". Cushing è così disperato da ingaggiare un investigatore che gli mostra dei documenti che lo porteranno a chiedere a Thomas e sua sorella Lucille di sparire in cambio di una cospicua somma di denaro che loro accettano. Sir Thomas però pare così invaghito da mandare una lettera alla sua amata Edith per spiegargli l'accaduto, lei corre alla stazione da lui (una versione vittoriana della classica corsa in aeroporto, I suppose) e finalmente c'è il fatidico bacio interrotto da una terribile notizia: Carter Cushing è morto, si ritiene un malore anche se noi sappiamo per certo che qualcuno gli ha fracassato il cranio su un lavandino.
Rimasta sola, Edith sposa il suo baronetto e va a vivere a Allerdale Hall, che appare subito come un'inquietante villetta fatiscente, che avrebbe bisogno del repentino intervento di Nicole Curtis. Nella casa i due non riusciranno mai ad avere un momento di intimità, ma un giorno i due si ritrovano a passare una notte fuori casa, consumando il matrimonio, scatenando la gelosia di Lucille e destando molto dubbi in Edith. Inoltre sin dalla prima notte, la ragazza vede in giro per la villa misteriosi fantasmi, che piangono, urlano e strisciano come se avessero perso l'uso delle gambe; durante i risvegli notturni Sir Shepard non è mai accanto ad una povera Edith che, come nel peggiore degli incubi, (sogno o son desto?) si ritrova a dover combattere contro queste oscure figure che la perseguitano, cercando proprio lei. Pian piano, avvistamento dopo avvestimento, Edith scoprirà che i due fratelli hanno una relazione incestuosa, che sfruttano il patrimonio di giovani donne per finanziare la propria invenzione, che una cosa così inglese come il tè può rivelarsi estremamente pericolosa e soprattutto che Lucille avrebbe avuto bisogno di uno davvero bravo. Il povero dottor Alan, nel frattempo, ha investigato e corre a Allerdale Hill per salvarla. Ora, vi state sicuramente chiedendo, ma cos'è questo "Crimson Peak" da cui Edith doveva stare lontano? Crimson Peak è l'altro nome della villa. Letteralmente "picchi cremisi", sta ad indicare il colore che la neve prende una volta entrata in contatto col suolo argilloso dell'Allerdale Hall. Cremisi che ritorna nei fantasmi che infestano la villa, probabilmente perché i loro corpi sono rinchiusi in delle botole sotterranee colme di un liquido di questo colore. Cremisi come il sangue, come la passione.
Crimson Peak è un favoloso capolavoro vittoriano dai toni gotici, che a me a ricordato un po', perdonate la ridondanza, Gothika. Più che macabro è triste, lascia dell'amaro in bocca perché Thomas è schiavo di Lucille, ma Lucille è schiava di un amore accecante (è pure schiava dell'instabilità mentale) che la porterà ad essere l'unica anima a restare a Crimson Peak a fare i conti con i propri sentimenti malati. E mentre lei è nera, Thomas è bianco e svanisce: lei è ancorata a questo mondo e a quella casa per colpa dell'amore, mentre grazie all'amore ha trovato una via di scampo da una vita di sbagli e rimorsi.

domenica 6 settembre 2015

Minions | Sharknado 3 | Recensione

Eccomi qui, sono sopravvissuta all'estate, anche se i segni delle punture di zanzare ormai sono indelebili su gambe e braccia. Sono sopravvissuta allo studio matto e disperatissimo delle settimane precedenti all'odiosa sessione di Settembre e persino al primo esame. Devo dire che tutto sommato mi è andata bene, perché una parte del mio ripasso consisteva nel ri-"britishizzare" il mio cervellino stanco. Quindi ho fatto una full immersion di Doctor Who, Sherlock e ho iniziato Once Upon a Time.
Non ho avuto tantissimo tempo per i film, se consideriamo che sono uscita spesso, ho studiato molto e il fine settimana ne ho approfittato per godermi un po' di mare rimanendo comunque di un colorito malaticcio e palliduccio.


Comunque, parliamo dei minions, quelli che o li ami o li odi. Non c'è uno schieramento di mezzo: o stai con me o contro di me. O dichiari guerra a quelle tic-tac gialle poliglotte, oppure ami alla follia la loro frizzante spensieratezza. A me fanno ridere da morire, ho anche il pupazzo. Me l'ha regalato mio fratello ed io ero più o meno così. A tal proposito al cinema c'è il menù con il bicchiere della bibita in plastica e un carinissimo personaggio quasi bubble head da poggiare sopra.
Comunque, parliamo del film. Minions è uscito il 27 Agosto e si è subito piazzato al primo posto per i numeri da record su incassi e prenotazioni. C'era da aspettarselo? Secondo me, assolutamente sì. I primi due Cattivissimo me sono meravigliosi, ai bambini i minions piacciono da morire e c'è stato effettivamente uno spam massiccio fra video più o meno promozionali, immagini e anche un'agghiacciante e intrigante teoria sulla loro origine.
Comunque, il prologo del film racconta della loro nascita, le immagini sono le stesse che si vedono all'inizio del trailer, e in Italia c'è una piacevolissima sorpresa sulla voce narrante: Alberto Angela. E giuro che sembra una puntata di Ulisse! Dopo l'arrivo a New York i prodi minions Steve, Bob e Kevin scoprono dell'esistenza di un EXPO dedicato ai cattivi. Fanno l'autostop e ci arrivano grazie ad una simpaticissima famiglia di rapinatori. Qui Steve si ritrova davanti ad un bizzarro professore, che è una sottile citazione a Ritorno al futuro. Inoltre, allo stand del raggio congelante c'è il Dottor Nefario e un piccolo ma già cattivissimo Gru (che sia quello il loro primo incontro?). QUI ci sono alcune citazioni bellissime, che se le leggete prima potrete notare i vari tributi di cui sono colmi questi film, spesso ignorati come con Spongebob 2 - Fuori dall'acqua. A questo expo la protagonista è Scarlett Sterminator, che cerca aiutanti e i minions vedono in lei la risoluzione ai propri problemi, quindi si alleano e partono per Londra, per realizzare il piano cattivissimo della supercattiva: rubare la corona alla regina d'Inghilterra e prendere il suo posto. Peccato che a diventare re sia Bob, seppur per un brevissimo lasso di tempo, durante il quale viene scambiato per la reincarnazione di Artù (il suo discorso è una citazione di Il grande dittatore). Questo spezzerà non sono il cuore di Scarlett, ma anche quel poco di sanità mentale che le restava, infatti l'odio e il desiderio sterminio dei minions diventa incontrollabile. Si sviluppano quindi, in una Londra ricostruita in modo encomiabile, alcune gag che hanno per protagonisti gli inglesi, come ad esempio il fatto che tutti hanno perennemente una tazzina in una mano e una teiera nell'altra, cosa che a me che sono dipendente di teina ha fatto molto ridere.
Da qui in poi però un po' mi ha annoiato. Avrei preferito che si parlasse di più di come i minions sono riusciti a modificare la storia con la loro beata ingenuità, piuttosto che vederli passare in secondo piano ad un certo punto della storia, per dar più spazio a Scarlett, personaggio che ho trovato frustrato e noioso, con le sue lagne e il suo bullismo da quattro spicci. C'è da dire in conclusione che la colonna sonora è meravigliosa e che mi sono totalmente innamorata di Bob, che fa pure amicizia con un ratto scovato nelle fogne ed è tenerissimo. Come tante persone hanno già detto, non mi è piaciuta la Litizzetto al doppiaggio di Scralett, sembrava un poco adatto a lei per come la conosciamo. Tuttavia, Cattivissimo me 2 mi ha commosso profondamente e per me nulla può batterlo. Nemmeno Bob che parla spagnolo o Kevin che flirta con un idrante.


Ma veniamo al top dei top: Sharknado 3. Non credo sia disponibile in italiano perché è stato trasmesso per la prima volta il 22 Luglio, però lo si trova in giro con i sottotitoli in italiano e in lingua originale, ovvero un inglese molto americano, molto veloce, molto da macho. Rispetto al primo capitolo, la qualità delle immagini va migliorando di volta in volta, ma senza perdere quel caratteristico piglio trash che tanto ci piace e che l'ha reso famoso.
Ricapitolando un po' la storia, in Sharknado 2, oltre alle solite mutilazioni impossibili e spargimenti di sangue da far invidia a Tarantino, abbiamo la povera April che perde una mano salvo poi sostituirla all'occasione con una lama di motosega e un sempre più duro Fin che CAVALCA UNO SQUALO DENTRO UN TORNANDO USANDO UNA CATENELLA TROVATA ALL'INTERNO DEL TORNADO STESSO. E penso di aver detto già abbastanza.
Nel terzo Fin si trova alla Casa bianca per ricevere un premio, che consiste in una motosega dorata e realmente funzionante, in onore del suo estremo eroismo; sua moglie April, incinta, si trova con sua figlia e sua madre allo Universal Orlando Resort. E come la Signora Fletcher e il detective Conan stanno agli omicidi, gli Shepard stanno agli sharkando. Proprio in quel momento, si scatena l'inferno. Addirittura al resort uno squalo a testa in giù e fuori dall'acqua da chissà quanto tempo si sveglia e uccide due poracci sotto di lui, a Washington invece il presidente degli Stati Uniti sopravvive alla security e si rivela il più badass di tutti.. Mentre Fin cerca di raggiungere la famiglia, incontra Nova, che nel frattempo si è alleata con Lucas nella ricerca di sharknado e l'ha pure friendzonato. Moriranno entrambi.  Durante la tempesta, la figlia perde il suo primo amore, perché dimenticandosi che squali di varia natura e grandezza piovono dal cielo, i due decidono di scambiarsi il primo bacio all'aperto, piuttosto che aprire la porta che hanno accanto e mettersi al riparo. Questa catastrofe infatti è così grande che le bombe non bastano, questi sembrano vivere oltre i tornado quindi devono andare nello spazio per cercare di fermarli, si recano alla NASA dove lavora il papà di Fin, che è un colonnello. Nello spazio ci regalano una scena degna di Gravity, poi April partorisce all'interno di uno squalo in fiamme che si sta per sfracellare al suolo e con il solito charme taglia la pancia dello squalo con la sua motosega-moncherino salvando sé stessa e il bambino.
Sappiamo che ci sarà un quarto capitolo, ce lo rivela una voce alla fine,  Ed io, personalmente, non vedo l'ora di vederlo. Fin è il mio nuovo eroe, anche se gli squali si stanno piano piano evolvendo e tutti i suoi possibili alleati stanno morendo, sacrificandosi per lui o per la causa (senza mai ricevere un grazie dall'umanità, sigh).

domenica 2 agosto 2015

Pixels | Recensione

Esiste una categoria di essere umano che mi sta particolarmente a cuore: il nostalgico.
Il nostalgico è quel tipo di essere umano che considera sacrosanta ogni cosa appartenente alla sua infanzia. Si ritrova in quelle persone tra i 24 e i 39 anni che si accorge che sta crescendo e non gli garba tanto l'idea, quando le responsabilità aumentano e la pressione sociale richiede un matrimonio e un figlio SUBITO. Sono persone come me eh, non voglio tirarmi fuori dalla categoria anche se sono ancora fuori target. Mentre le mie compagne iniziano a convivere, a sposarsi, a fare figli così come i miei ex, io mi alzo ogni giorno pensando a quanto sarebbe bello andare a Disneyland e farmi fare gli autografi da tutti i personaggi.
Poi non voglio solo sputar veleno sulla categoria degli eterni Peter Pan, lungi da me fare una cosa del genere. Vediamo l'altro lato della medaglia: il loro desiderio di staticità, di avere l'apparenza di fermare il tempo ha permesso al Winner Taco di tornare nei congelatori grazie a tanta forza di volontà e, appunto, nostalgia. Poi a me non è piaciuto, ma questi sono dettagli.
Io sono più una tipa da Cooky Snack, che per inciso è tornato anch'esso a vivere sotto falso nome senza nemmeno tanto sbattimento, grazie al fatto che la Algida ha riconosciuto che ancora tante generazioni devono poter provare l'orgasmatico piacere del gelato più buono del mondo. È vero, c'è un motivo per cui io amo i gelati che non si sciolgono e impiastricciano tutto: sono così lenta che nella mia vita precedente ero un bradipo o lo sarò nella prossima. Sono lenta in tutto poi: studiare, mangiare, camminare, fare cose. Questo ha fatto sì che io assaggiassi tutti gelati di nicchia da piccolina che tendevano a scongelarsi molto lentamente, come ad esempio il gelato della smarties costretto in una custodia di rigida plastica, o le palline frizzanti della Algida contenute in una cosa che sembra molto un cassonetto dei parchi, oppure ancora dei cioccolatini Magnum confezionati una bellissima scatolina. La maggior parte ci questi non c'è più (però della Smarties si trova ancora il cono e io ve lo consiglio vivamente), molti cessavano di esistere già quando li prendevo io, figuriamoci se io non so adattarmi al cambiamento.
Pixel (2015, USA, Chris Columbus) in tutto questo parte già svantaggiato perché Adam Sandler è il personaggio che divide la acque come Mosè, Linda Cook su Rottentomatoes dice che "Ci sono due tipi di appassionati di cinema: quelli che amano l'umorismo di Adam Sandler e quelli che non lo amano". A me piace, o meglio, non mi dispiace. Poi magari ho un umorismo di merda io, non lo so. Quindi ci sono andata un po' sul sicuro, non essendo poi degli anni '80 per me è stato anche meglio, visto che molte delle critiche arrivano da loro. I retrogaming sono un argomento delicato per chi ci è nato, c'è chi è rimasto fissato e ancora adesso maledice la prima giocata a Space Invaders perché se è solo come un cane è colpa delle sue fisse e chi invece li ha fatti diventare praticamente un'altra religione. E chiunque appartenente a queste categorie non so se sorriderà riflettendo su quanto è strana a volte la vita, vedendo la vita che hanno finito per fare i protagonisti del film o pensando all'onore che potrebbe non essere stato reso abbastanza ai loro beniamini pixelati (se volete onore e lacrime, guardate Ralph Spaccatutto). Ma a me piacciono le persone che non si prendono troppo sul serio, quindi di loro chissenefrega.
Parlando un po' della trama: tre ragazzi più una spalla buona solo a giocare con l'artiglio, giovani e spensierati partecipano ad un torneo di giochi ancora nel cabinato arade. Allo scontro, il più promettente Sam Brenner viene sconfitto a Donkey Kong da Eddie Plant, interpretato da  Peter Dinklage.
Passiamo al presente e li ritroviamo nell'età adulta: il "mago dell'artiglio", William Cooper, è diventato Presidente degli Stati Uniti, Sam Brenner dopo una laurea è diventato un comunissimo tecnico informatico (moooooolto simile a Chuck dell'omonima serie tv), Pete è in carcere con condanne con una fedina penale di tutto rispetto e infine il timido Ludlow Lamonsoff è diventato un paranoico complottista. Un giorno la terra viene attaccata da del misteriosi quadrati che distruggono tutto quello che trovano come proprio dei pixel. Da alcuni ricerche vien fuori che subito dopo il torneo a cui hanno partecipato da piccoli, la vhs su cui è registrato l'evento, è stata mandata nello spazio e gli alieni che l'hanno recuperata hanno pensato ad una sfida mandando alla terra tre possibilità, equivalenti alle 3 vite disponibili con un quarto di dollaro. I nemici saranno gli stessi che loro avevano negli schermi ma molto più grandi e soprattutto pericolosi. Canzonati da tutti perché sfigati, alla fine vinceranno loro e salveranno il mondo... con qualche sorpresina alla fine.
Naturalmente sono 100 senza troppe pretese, non diventerà un cult né sarà ricordato. Però per passare una serata leggera e divertente va bene, sempre se consideriamo che è un film di Adam Sandler e se non vi piace lasciate stare. Bellissima la comparsata di Tohru Iwatani, creatore di Pac Man che tratta la sua piccola pallina gialla come un figlio e perde una mano per amore della sua creatura.
Io non so quali sono i vostri ricordi legati ai videogiochi, se ne avete, né qual'è adesso il vostro rapporto adesso. Il mio è abbastanza buono, nel senso che mi creano una dipendenza tale che ci gioco pochissimo perché so che poi non faccio nient'altro e le mie priorità al momento sono altre che rimanere dal Sabato mattina alle del mattino dopo in after giocando al pc come mi è successo una volta. Non gioco alle ultime uscite, sono quasi tutti indie games abbastanza corti e semplici. Però ho ricordi bellissimi legati ai videogiochi, come tutti i pomeriggi passati a giocare in due alla playstation con mio fratello (vinceva sempre lui), oppure il ricordo di quando ho visto giocare un videogioco al pc per la prima volta, era pac man ed io rimasi totalmente affascinata. Ma ricordo soprattutto la prima volta che vidi mio fratello giocare a Super Mario con una console non nostra, non ci aveva mai giocato ed era bravissimo. Lo invidiavo ed ancora penso che, come mi ha detto un mio amico, i videogiochi permettono di sentirsi bravi in qualcosa in un mondo in cui non ci sono prospettive.
Quindi, viva i nerd e i gamer se questo li fa stare bene e aumenta l'autostima!